Romano Giambi: il marinaio del Papa

Chi non conosce Romano, il più famoso, forse, fra i marinai di Cervia per essere stato il comandante del Ficocle, il peschereccio che ha ospitato Papa Wojtyla quando, l’11 Maggio 1986, venne a celebrare lo Sposalizio del mare?

E pensare che, a differenza di quasi tutti i pescatori cervesi nati e cresciuti nel Borgo Marina, Romano non è nato marinaio.

“Fino ai 10 anni ho abitato a Pisignano. Poi ci siamo trasferiti a Cervia, in via Palazzone. Come tanti ragazzi cervesi da giovane ho fatto il bagnino di salvataggio: prima 3 anni nella zona delle colonie, a Pinarella, poi a Milano Marittima. Poi è iniziata la mia vita in mare, sul  motopesca Corrado prima e sul Sauro poi, col mio amico inseparabile Lauro Bianchi (in arte e gaton) fino a che l’amico Enzo Mussoni mi ha proposto di imbarcarmi con lui quando avevo già 35 anni. Con Enzo ne ho passati diversi di pescherecci, prima sul motopesca Nicola, poi sull’Alvaro, poi sul Ficocle e, per ultimo sul Rex. Dopo di che, dopo un’esperienza di due anni nella coltivazione delle cozze, su invito di Enzo Casanova, compagno di mille scorribande, sono andato a gestire il Circolo Pescatori insieme a Paola Pirini. Prima di noi c’era stato Doriano Bonaldo, il primo ad introdurre la ristorazione completa alla Pantofla in modo professionale: prima di lui era un’osteria dove si poteva bere e, al massimo, mangiare affettati e panini, a parte quando i pescatori si ritrovavano fra di loro ed improvvisavano le “rustide” di pesce da loro pescato, ma lo facevano per loro stessi e per pochi amici o turisti che passavano per caso e venivano invitati ad aggragarsi; era, cioè il dopolavoro dei pescatori gestito da quelli più anziani che non andavano più in mare. Io però, modestamente, ho dato un forte impulso al bar: infatti passavamo ore ed ore a far baracca ed il vino e l’allegria non mancavano mai sulle tavolate della Pantofla. Mi cercavano tutti perchè con me c’era sempre da ridere. I giornalisti e le televisioni in modo particolare, perché si sa che loro sono sempre alla ricerca di personaggi caratteristici ed autentici, ed io mi prestavo a farli divertire. Tutti volevano farmi parlare ma io sono un timido. Si, faccio il simpatico finché siamo in pochi, ma parlare in pubblico proprio non ce la faccio, specie davanti alla telecamera. L’unico che è riuscito ad intervistarmi è stato Puccio Corona, grande giornalista, ma prima ho dovuto bere un bottiglione di vino! Un altro grande giornalista, che poi è diventato un grande amico, è stato Mario Cobellini (Vivere il Mare): mi voleva un gran bene, anche quando, per scherzare, mi dava dello sporco comunista!”

“Romano-dico io-parlami del Papa. Sono veri gli aneddoti che si raccontano su quell’uscita in mare come quello di quel tuo marinaio che scivolò e si lasciò scappare una gran bestemmia strappando un sorriso agli alti prelati presenti a bordo, oppure quello del capo della sicurezza del Papa che ti voleva imporre il luogo nel quale fermarsi a gettare l’anello ma tu ti opponesti in quanto comandante del peschereccio?”

“Tutte bugie, tutte invenzioni-è la risposta di Romano.-Di vero c’è che il Ficocle, il peschereccio più grosso di Cervia, era appena uscito dal cantiere e non aveva ancora i documenti. Gli uffici competenti che dovevano fare i sopralluoghi per omologare il battello dicevano che non c’erano i tempi tecnici. Così il giorno dello Sposalizio si avvicinava e Mussoni ed io non sapevamo come fare. Mi venne un’idea: solo Monsignor Ersilio Tonini, mio grande amico, poteva aiutarci. Presi la macchina così come stavo, con gli abiti da lavoro e gli stivali. Mi presentai in Vescovado così e forse lasciavo dietro di me una scia di puzza di pesce che noi marinai oramai non sentiamo più. Preti e suore mi guardavano come fossi un marziano e qualcuno mi chiese di cosa avevo bisogno. Gli dissi che dovevo parlare urgentemente con  Monsignor Tonini. Mi chiesero il nome, ed io risposi che ero Romano, il pescatore di Sua Eminenza. Dopo pochi minuti, uscì dal suo studio e mi venne incontro sorridendomi  e mi abbracciò come rivedesse un parente o un vecchio amico. Poi,  fra lo stupore degli astanti, mi chiese se gli avevo portato il pesce! Dopo che ci fummo accomodati nel suo studio gli spiegai il motivo della mia visita e l’urgenza nella quale ci trovavamo. Sollevò la cornetta del telefono e parlò con qualcuno; non so chi fosse, ma dalla mimica del suo dito indice che indicava il soffitto doveva trattarsi di qualcuno molto in alto. Dopo qualche giorno giunsero a bordo quattro ingegneri e la pratica dei documenti fu sbrigata a tempo di record! Nel giorno della cerimonia dello Sposalizio del Mare tutto a bordo filò liscio. Certo, nei giorni precedenti c’erano molti addetti alla sicurezza, in divisa ed in borghese. Non perdevano mai di vista il Ficocle, compresi i sommozzatori che controllavano il fondo del battello, penso per paura di attentati. Una volta usciti in mare mi accorsi che il Papa mi guardava e rideva sotto i baffi. Forse perchè aveva notato la catenina d’oro che avevo al collo e la medaglietta con l’effige di Che Guevara. Ad un certo punto mi disse: adesso in mare comandi tu; in Vaticano comando io ma in mare comandi tu! E dire che ce n’erano di pezzi grossi a bordo, oltre ai prelati ed al personale di sicurezza: c’era anche l’on. Oscar Luigi Scalfaro, allora Ministro degli Interni, che fu poi Presidente della Repubblica.

Pensa che, qualche mese dopo, in occasione del Festival Nazionale della Democrazia Cristiana tenutosi a Cervia nel Settembre 1986, Scalfaro, che doveva intervenire a quella festa, si presentò al Circolo con la sua scorta cercando di me; si guardò intorno e quando mi vide esclamò: “Eccolo, è quello il mio marinaio!” Come equipaggio eravamo in tre: io, Mussoni e il Ghione (e Ghiò). Tornando in porto il Papa, osservando la lunga teoria di palazzi ed alberghi che sovrastano la spiaggia a perdita d’occhio, mi disse: Certo che la Romagna è ricca; e pensare che è una regione rossa! Gli dissi che anch’io ero rosso. A quel punto lui mi rispose che fra i comunisti c’è anche gente brava! Al chè io lo guardai ribattendo: Santità, quell’ANCHE non ci voleva! Me lo potevo permettere perchè ormai avevamo rotto il ghiaccio. Pensa che avevo dovuto insegnargli come lanciare l’anello perchè lui, facendo roteare il dito, si avvolgeva sempre attorno al collo la cordella tricolore che è legata all’anello stesso. Ma questo era successo anche con Mons. Tonini, allora vescovo, quando, qualche anno prima, si accingeva a lanciare a sua volta l’anello.  Quel giorno gli feci notare che, fra i tanti ragazzotti che aspettano in acqua il lancio cercando di prevederne la traiettoria, c’era anche una donna, Silvia Lucchi, che lui non aveva notato perchè in acqua, con la muta e la cuffia, sembrano un po’ tutti uguali. A quel punto aveva indirizzato l’anello proprio in direzione di Silvia che riusci ad afferrare il tanto ambito trofeo. Di questo episodio Tonini andava orgogliosissimo e me lo ricordava ogni volta che ci vedevamo.”

“Romano, non senti mai la nostalgia del mare?” Gli chiedo.