Cosimo Acquafredda, il pescatore venuto dal sud

Ho appuntamento con Cosimo al bar del Circolo La Pantofla perchè mi ha promesso di farmi vedere una selezione delle sue vecchie foto di mare e di vita coi colleghi pescatori di Cervia; è sempre emozionante vedere le foto storiche del borgo che ci portano indietro nel tempo a rivivere scene di comunanza e di convivialità.

Molti di coloro che sono ritratti in quelle foto non ci sono più, ma è come se rivivessero in questi istanti. poi, quando si stendono sul tavolo queste foto, passa sempre qualche anziano, pescatore o no, che si ferma a dire la sua sulle parentele, sui soprannomi e sulle abitudini dei personaggi e, spesso, si impara qualche aneddoto o qualche storia di mare o di osteria.

Sono 25 le foto che escono dalla busta che Cosimo ha portato: una buona “calata” come direbbero i pescatori (la calata è la quantità di pesce catturato dalla rete che viene trascinata a poppa del battello per un periodo di un’ora e mezza o due cioè prima che il troppo peso metta a rischio la rete o qualche altra parte della struttura frenando eccessivamente la marcia dell’imbarcazione; diciamo che in una notte si possono fare 3 o 4 calate, non di più). Un buon bottino, insomma, per un appassionato di immagini d’epoca! E con le immagini riaffiorano i ricordi. Prima di sederci al bar del Circolo ci affacciamo a quella che oggi è la sala da pranzo e che, fino al 1975, era la sala dove si svolgeva l’asta del pesce che era gestita dalla Cooperativa Pescatori Luigi Penso. Infatti la parete di fondo è leggermente concava perché ospitava la gradinata dove sedevano i compratori, cioè i mercanti, in dialetto “i parznivul”, che non sono mai stati molto amati dai pescatori (almeno questa è la mia impressione) perché erano in grado, facendo cartello fra di loro, di tenere bassi i prezzi a discapito dei pescatori. Non di rado le cassette del pesce finivano nel canale lì di fronte perché invendute o perché i pescatori, piuttosto che darle ai commercianti a prezzi stracciati, preferivano gettarlo in acqua in segno di protesta.

Ma allora-chiedo a Cosimo- perché i pescatori conferivano il pesce al mercato all’ingrosso anziché venderlo direttamente al consumatore? “Non è che fosse vietato,-mi risponde lui- ma la consuetudine era quella di conferire tutto il pescato al mercato all’ingrosso (che era collocato all’interno del fabbricato che oggi ospita il Circolo) anche perché era gestito dalla stessa Cooperativa dei pescatori alla quale tutti aderivano. Tale mercato poi, nel 1975, fu unificato con quello, ben più grosso e moderno, di Cesenatico. A quel punto, visto che il fabbricato cervese era vuoto ed inutilizzato, i pescatori chiesero al Comune di utilizzarlo come dopolavoro per le famiglie dei marinai. Sono stato uno di coloro che hanno smantellato quella gradinata di cemento per ampliare la sala.-ricorda Cosimo- Poi abbiamo pavimentato il bar. Tutti i marinai hanno dato una mano. Anche persone amiche della marineria hanno contribuito alla costruzione del Circolo: Gigetto Casanova, albergatore (hotel Miami di Milano Marittima) ma figlio di pescatori ed armatore del peschereccio Hobby di 13 metri che poi aveva affidato ad Oriano, un marinaio che, molto più tardi, fu comandane del battello Rossana specializzato nelle gite con pesca allo sgombro; ma anche Guido Rossi, cesenate di origine, che era stato cantante professionista sulle navi ed aveva viaggiato in tutto il mondo per poi sfondare alla radio in Colombia: Lì lo chiamavano “la voz de Cadiz” molto noto in sud America. Personaggio sanguigno e grande istrione, poi diventato assicuratore per la Conpagnia Zurigo con la quale aveva assicurato molte delle imbarcazioni del porto cervese, Guido era un animatore nato e non di rado portava al Circolo personaggi del mondo dello spettacolo amici suoi. Ricordo il primo conduttore del Circolo: Gino Penso (il papà del maestro Fulvio Penso) detto violino dal nome della sua barca da pesca che portava sulla vela il disegno di tale strumento. Gino, che ormai non andava più in mare, si offrì per tenere aperto il bar del circolo per accogliere i pescatori nel loro tempo libero. Ricordo che spesso lo chiamavamo con la radio, in piena notte o alle prime luci dell’alba, quando facevamo rotta verso il porto ed iniziavamo la cernita del pescato per chiedergli di aprire il bar e farci trovare il caffè o qualcosa da mangiare.

Lui non diceva mai di no, così tutti gli equipaggi che rientravano dopo di noi si fermavano al circolo a bere o mangiare in compagnia dei colleghi. Spesso poi, una volta finito di vendere il pesce e sistemate le barche, in tarda mattinata, ci ritrovavamo al circolo a fare una grigliata col pesce fresco che avevamo messo da parte e mangiavamo tutti insieme. I turisti che passavano, fra i quali molti tedeschi, erano affascinati da questa allegra compagnia e noi, naturalmente, li invitavamo a sedersi e mangiare con noi. E’ così che è cominciata la storia della Pantofla. C’era molta coesione fra i pescatori e ci si aiutava molto. Dopo Ginin (violino) venne Bordino Ranzato, un marinaio cervese che era immigrato in Australia e, dopo una vita di lavoro lontano da casa, era ritornato nella sua Cervia. Dopo di lui ricordo che il suo posto fu preso da Tonino Guidi che, aiutato dalla moglie svizzera, portò avanti la gestione del circolo che era comunque legata alla semplicità di un dopolavoro che offriva solo poche cose come vino, caffè salumi e fomaggi senza un vero servizio di ristorazione. Quando qualcuno di noi soci e marinai voleva fare una grigliata portava il pesce da lui pescato e lì trovava lo spazio, l’attrezzatura e gli amici per fare la tavolata, così, in libertà ed in semplicità. Allora si poteva fare, non c’erano i vincoli e le norme che, forse giustamente, ci sono oggi. Era una cosa fra di noi, senza pretese. Poi sono venute le autorizzazioni, le licenze ed i permessi  necessari ed è iniziata la ristorazione per il pubblico a tutti gli effetti con la gestione di Doriano Bonaldo, cugino di Enzo Bonaldo detto Giubai,  che veniva già dal mondo della ristorazione e serviva il pesce con tutti i crismi. Tuttavia il circolo rimase sempre un luogo particolare, per la sua atmosfera semplice e genuina, per i suoi personaggi e per la cordialità; un luogo dove si cantava e si faceva amicizia immediatamente con tutti.

Ho cominciato a fare il marinaio a Cervia nell’Aprile del 1975.-continua Cosimo- Il primo imbarco l’ho avuto da Giancarlo Sartini, sul motopesca Simona. Il secondo sul motopesca Lambruschi con Fatala (Bruno Penso: il soprannome, a quanto ne so, deriva dal fatto che Bruno, quando aveva pochissimi anni e non parlava ancora bene, era attratto dalle farfalle e le rincorreva gridando “fatala, fatala” intendendo, appunto, farfalla). Nel 1978, finalmente, ottenni la mia prima barca in proprietà, il Nadia, che poi fu sostituita dal Kennedy che comprai da Orlando Mezzogori, che è stato anche presidente del nostro Circolo. Ma essendo io appassionato di pesca d’altura, appena mi liberai dei debiti contratti per le barche precedenti, mi lanciai nell’avventura di possedere una barca più grande che potesse portarmi negli spazi aperti dell’alto mare e feci costruire il Maria Grazia che ho tenuto fino al mio pensionamento. Con mio fratello Sabino e, più tardi, i miei 2 figli maschi avevamo anche il Tempest ed il Nonno Vito: tutto il pescato confluiva in un unico banco di famiglia qui nel mercatino dei pescatori. Io e mio fratello veniamo da Margherita di Savoia. Ho scoperto Cervia durante il servizio militare e me ne sono innamorato. Devo ringraziare di cuore i marinai cervesi, specialmente i più anziani, dai quali ho avuto un’ottima accoglienza. Dario Padoan (il padre di Luigi) grande retaio che, oltre a pescare, riparava le reti per gli altri, specie da anziano quando non andava più in mare. Le reti, oltre a ripararle, le faceva anche, ed in questo era un artista. Le sue reti erano perfette e non facevano mai una piega. Anche Francesco Bonaldo, papà di Giubai, mi ha sempre aiutato come pure Iusef  Taddei, il papà di Mimmo, e lo stesso Violino. Mi hanno accolto veramente come un figlio. Non mi facevano mai mancare i loro consigli dovuti all’esperienza e le raccomandazioni di tenere sempre d’occhio l’evoluzione del tempo. Forse vedevano in me un giovane con tre figli, tanti debiti ed una grande volontà di affermarsi nella vita. E poi vedevano la mia grande passione per il mare.