
Non v’è dubbio che, fra le finalità principali di ogni istituzione che si occupi di conservazione e valorizzazione delle tradizioni e dei tratti della cultura marinara, un’attenzione particolare vada rivolta al recupero ed alla tutela dei beni materiali che di quella cultura siano espressione diretta.
Ecco perché quando un amico comune ci segnalò l’esistenza e le condizioni di degrado in cui versava la Lancia Maria di proprietà del compianto Renzo Benini e si propose di interagire con la famiglia al fine di recuperare l’imbarcazione e salvarla dalla distruzione decidemmo subito che non potevamo tirarci indietro.
Così, dopo qualche settimana fu combinato un primo incontro. Apparvero subito chiare e condivise dalle due parti le finalità di preservare la barca senza farne un fatto commerciale ma solo per destinarla a diventare testimone di usanze e tecniche nautiche del passato e quindi riservarla a raduni storici, relazioni istituzionali e divulgazione della passione per la vela al terzo soprattutto fra i giovani; fu stillato l’atto di donazione fra la famiglia ed il Circolo che fu firmato, davanti al notaio nel Dicembre del 2016.
Dopo di ché si affrontarono i problemi legati al trasporto ed all’intervento di restauro: primo fra tutti si dovette allestire un cantiere di fortuna con l’attrezzatura minima ma indispensabile per affrontare lavori che andavano in profondità nella struttura dell’imbarcazione dato che il fasciame era compromesso per buona parte della fiancata sinistra ed andava sostituito assieme ad una parte delle ordinate ed alcune parti della coperta. La nostra grande fortuna fu quella di avere fra i nostri soci alcune figure professionali senza le quali l’impresa sarebbe risultata impossibile: primo fra tutti Domenico Fioravanti, maestro d’ascia conosciuto in tutta Italia che aveva appena dismesso il cantiere da lui condotto per una vita assieme al fratello Stelio, per raggiunti limiti d’età. Fra l’altro Domenico vanta una notevole esperienza di barche storiche armate al terzo tanto da essere chiamato spesso per consulenze in altri cantieri quando devono intervenire in quel tipo di imbarcazioni che le maestranze di oggi conoscono poco o per nulla. Sotto la sua supervisione hanno prestato la loro indispensabile opera: Luigi Padoan, una vita passata a modellare il legno nel cantiere De Cesari specializzato non solo in manutenzione ma anche in costruzione di prototipi di prestigio ed anche di notevoli dimensioni; Duilio Bugnoli, motorista navale, detto l’uomo che parla ai motori e Vico Padoan, anche lui discendente da una famiglia di marinai da generazioni.


Vico non aveva mai lavorato in un cantiere nautico ma, avendo fatto mille lavori, è stato in grado di reperire tutti i pezzi di ricambio necessari compresi quelli (ed erano la maggior parte) che non esistevano più data la vetustà dell’imbarcazione, adattando e modificando pezzi trovati chissà dove. I 4 dell’Ave Maria (così li chiamavamo) hanno lavorato, ovviamente a titolo gratuito, per mesi in condizioni difficili fino a miracolo avvenuto. Altri soci hanno dato il loro contributo prezioso ciascuno per le sue competenze: Giuseppe Zanini, anche lui operaio specializzato nella nautica grazie ad una vita passata alle dipendenze di Domenico; Mauro Lugaresi, detto Mac, pescatore ma con esperienza in costruzioni nautiche acquisita in gioventù come operaio nel prestigioso Cantiere Sartini di Cervia ed esperto velista, per anni a fianco del comandante Cino Ricci col quale ha condiviso la memorabile avventura della Coppa America del 1983; Sanzio Ravaglia che con la sua inseparabile macchina fotografica ha documentato ogni fase dei lavori. Meritano poi una citazione per il loro sostegno i soci Arnaldo Baldisserri e Paola Pirini che si sono accollati una parte consistenze delle spese dell’operazione.
Nella primavera del 2017, dopo tre mesi di duro lavoro, la Maria aveva riacquistato il suo aspetto originario: l’odore forte di smalto e di antivegetativa ti aggrediva piacevolmente le narici appena varcata la soglia d’accesso del capannone; i mille pezzi del motore ridotto ad un blocco informe di ruggine che Duilio aveva smontato e scrostato dalla ruggine e poi riverniciato erano magicamente tornati al loro posto come un puzzle tridimensionale: e fu a dir poco emozionante il momento nel quale, dopo aver rimontato, ricontrollato e collegato tubi, tubicini e cavi, ha girato la chiave col piglio deciso di chi sta pensando “forza ragazzo, fammi vedere quello che sai fare!” e lui, il motore, al primo colpo magicamente è tornato a cantare!

